Tempo di lettura: 5 minuti
Se oggi entrassi in uno dei tuoi store, riusciresti a riconoscere chi è stato assunto la settimana scorsa? Probabilmente sì.
Non solo perché è una persona più entusiasta o curiosa, ma anche perché è quella che si guarda intorno cercando di capire cosa fare.
Magari controlla la cassa con un po’ di esitazione. Magari chiede conferma a un collega prima di rispondere a un cliente.
Insomma, prova a fare del suo meglio, ma senza sentirsi davvero preparata.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’onboarding nel retail.
Perché i primi giorni e settimane determinano sia quanto velocemente una persona impara il lavoro che deve fare, sia quanto resterà in azienda, quanto sarà sicura con i clienti e quanto contribuirà alla performance dello store.

Vuoi continuare a ricevere spunti su employer branding, formazione nel retail e sviluppo delle persone in store? 📥 Iscriviti per restare aggiornato su tutte le iniziative di MobieTrain, sui nostri casi di successo e sulle novità dell'app!
Perché l’onboarding nel retail è spesso un problema
-
Nel retail la formazione iniziale è spesso compressa in pochi giorni.
Guardando le recensioni online di dipendenti ed ex dipendenti, molti nuovi assunti raccontano esperienze simili:
- - formazione veloce;
- - apprendimento “sul campo” frettoloso;
- - poca chiarezza sui processi in store;
- - supporto limitato dai responsabili di negozio.
Secondo alcuni dati forniteci dalla piattaforma Ingaze sui dipendenti nel retail, l’85% dei commenti che menzionano l’onboarding ha una connotazione negativa, con un rating medio tra 2,2 e 2,7 su 5.
Questo significa che per molti lavoratori il primo impatto con l’azienda è confuso, stressante o poco supportato. E quando questo accade, gli effetti possono essere immediati!
-
Qual è il costo di un onboarding inefficace?
Un onboarding debole nel retail non ha solo un impatto interno. Infatti influenza direttamente la customer experience, le performance di vendita, la retention dei dipendenti.
Secondo alcuni studi (Forma, 2025), sostituire un dipendente può costare dal 50% al 200% del suo salario annuale, considerando recruiting, formazione e perdita di produttività.
Nel retail questo significa che ogni nuovo assunto che lascia nei primi mesi rappresenta un costo reale per il business. E ovviamente anche la reputazione dello store può risentirne.
Una recensione negativa legata all’esperienza in negozio può generare una perdita stimata tra 150€ e 600€ di fatturato potenziale, a seconda dello scontrino medio e del numero di clienti che decidono di rivolgersi a un competitor.
👉 Se vuoi comprendere come grandi aziende, italiane ed europee, hanno trovato una soluzione per dare ai propri team le informazioni giuste, quando ne hanno bisogno, scopri le loro storie di successo!
I primi 3 mesi fanno davvero la differenza
Molti brand retail sottovalutano una cosa fondamentale: i primi 90 giorni determinano la qualità dell’intera esperienza lavorativa.
Secondo il European Workforce Study 2025 di Great Place to Work, i fattori che influenzano maggiormente il coinvolgimento dei dipendenti sono:
- > chiarezza sul ruolo
- > supporto del manager
- > accesso alle informazioni necessarie per lavorare bene
Quando queste condizioni mancano, i nuovi assunti si trovano in una posizione difficile: si sentono insicuri, fanno più errori e possono faticare a gestire le interazioni con i clienti, creando un effetto domino negli store.

Come i brand stanno cambiando approccio all'onboarding: il ruolo della tecnologia
Negli ultimi anni molti brand retail hanno iniziato a rendersi conto che l’onboarding non può essere trattato come un momento isolato.
Il lavoro in negozio cambia continuamente: nuove collezioni, promozioni, procedure. Aspettarsi che una persona sia pronta dopo pochi giorni significa spesso metterla in difficoltà.
Per questo diverse aziende stanno ripensando l’onboarding come un percorso che accompagna i primi mesi di lavoro, non solo la prima settimana. Tale percorso può includere micro-contenuti formativi distribuiti nel tempo, aggiornamenti continui su prodotti e campagne, e momenti di supporto pensati per aiutare i nuovi assunti a sentirsi progressivamente più sicuri nel loro ruolo.
In questo contesto la tecnologia sta diventando un alleato importante. Introdurre piattaforme digitali di training permette ai team di accedere rapidamente alle informazioni di cui hanno bisogno: procedure operative, novità di prodotto, campagne promozionali o suggerimenti utili per l'upselling.
Soluzioni come MobieTrain, ad esempio, permettono ai team retail di accedere a contenuti di formazione e comunicazioni direttamente dal proprio smartphone, rendendo l’apprendimento più semplice e continuo.
L’obiettivo non è solo insegnare delle procedure: è aiutare le persone a sentirsi preparate prima possibile, così che possano concentrarsi su ciò che conta davvero, ossia la relazione con il cliente.
Come strutturare un onboarding efficace per chi lavora a contatto con i clienti
Un onboarding efficace non è solo una checklist di informazioni da condividere nei primi giorni. Per i team che lavorano a contatto diretto con i clienti significa accompagnare le persone passo dopo passo fino a renderle sicure nel ruolo e coerenti con l’esperienza che il brand vuole offrire.
Ecco alcune buone pratiche che molte aziende stanno adottando per rendere i primi 90 giorni più strutturati ed efficaci.
1. Inizia prima del primo giorno (pre-boarding)
L’onboarding non dovrebbe iniziare il primo giorno di lavoro. Già nelle settimane precedenti può essere utile condividere contenuti che aiutino i nuovi assunti a familiarizzare con l’azienda. Per esempio:
- • una breve presentazione del brand, della sua storia e dei suoi valori
- • una panoramica dei prodotti o servizi principali
- • un messaggio di benvenuto da parte del management o del team
Questo primo contatto aiuta a creare coinvolgimento e riduce l’ansia del primo giorno.
2. Suddividi l’onboarding in fasi chiare (primi 90 giorni)
Molte aziende stanno passando da un onboarding concentrato in pochi giorni a un percorso più progressivo.
Un esempio semplice può essere:
- • Settimana 1: cultura aziendale, valori del brand, regole di base e funzionamento del punto vendita o della struttura
- • Prime 4 settimane: conoscenza dei prodotti o servizi, procedure operative, standard di customer experience
- • Primi 90 giorni: sviluppo di competenze commerciali o relazionali, gestione delle situazioni con i clienti, approfondimenti sul ruolo
In questo modo le persone possono applicare subito ciò che imparano e consolidarlo nel tempo.
3. Evita il sovraccarico di informazioni
Uno degli errori più comuni nell’onboarding è cercare di spiegare tutto nei primi giorni. In realtà le persone apprendono meglio quando le informazioni sono distribuite nel tempo.
Contenuti brevi, ripetuti e facilmente consultabili, per esempio sotto forma di video brevi e quiz, aiutano a migliorare la memorizzazione e permettono ai nuovi collaboratori di ripassare le informazioni quando ne hanno bisogno. Inoltre, grazie alle dinamiche di gamification, è possibile verificare rapidamente il livello di comprensione, rendere la formazione più coinvolgente e identificare eventuali lacune.
4. Collega sempre formazione e realtà operativa
Per chi lavora sul campo, la formazione deve essere immediatamente applicabile. Alcuni esempi utili:
- • simulazioni di conversazioni con i clienti
- • brevi pillole sui prodotti più venduti
- • esempi pratici di gestione di obiezioni o richieste frequenti
Questo aiuta i nuovi collaboratori a sentirsi più sicuri già nelle prime settimane.
Non solo: nei primi giorni i nuovi collaboratori hanno spesso molte domande.
Un assistente IA integrato nell’app può aiutare a trovare risposte in tempo reale, permettendo ai dipendenti di interrogare la documentazione aziendale e ottenere indicazioni durante il lavoro quotidiano. Questo riduce la dipendenza dai manager e accelera l’autonomia operativa.
5. Anche la comunicazione interna crea senso di appartenenza
L’onboarding non riguarda solo la formazione tecnica, ma anche l’integrazione nella cultura aziendale. Un newsfeed o un social wall interno può essere utilizzato per:
- • condividere aggiornamenti e novità
- • celebrare risultati e traguardi dei team
- • presentare i nuovi colleghi
Questo aiuta i nuovi assunti a sentirsi parte della squadra fin dai primi giorni!
6. Accompagna i nuovi assunti anche dopo l’onboarding iniziale
L’onboarding non termina dopo pochi giorni. Le aziende più strutturate lo considerano parte di un percorso di sviluppo continuo.
Questo significa continuare a fornire contenuti, aggiornamenti e momenti di confronto anche nei mesi successivi, monitorando i progressi e offrendo nuove opportunità di apprendimento.
👉 Ogni giorno parliamo con manager e professionisti di come migliorare il lavoro dei team in prima linea nei negozi. Vuoi sapere le best practice che hanno funzionato con le altre aziende retail? Contattaci per una demo personalizzata!