Onboarding nel retail: perché i primi 90 giorni decidono tutto

Tempo di lettura: 5 minuti

Se oggi entrassi in uno dei tuoi store, riusciresti a riconoscere chi è stato assunto la settimana scorsa? Probabilmente sì.

Non solo perché è una persona più entusiasta o curiosa, ma anche perché è quella che si guarda intorno cercando di capire cosa fare.

Magari controlla la cassa con un po’ di esitazione. Magari chiede conferma a un collega prima di rispondere a un cliente.

Insomma, prova a fare del suo meglio, ma senza sentirsi davvero preparata.

Ed è proprio qui che entra in gioco l’onboarding nel retail.

Perché i primi giorni e settimane determinano sia quanto velocemente una persona impara il lavoro che deve fare, sia quanto resterà in azienda, quanto sarà sicura con i clienti e quanto contribuirà alla performance dello store.

 

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Perché l’onboarding nel retail è spesso un problema

  • Nel retail la formazione iniziale è spesso compressa in pochi giorni.

    Guardando le recensioni online di dipendenti ed ex dipendenti, molti nuovi assunti raccontano esperienze simili:

    • - formazione veloce;
    • - apprendimento “sul campo” frettoloso;
    • - poca chiarezza sui processi in store;
    • - supporto limitato dai responsabili di negozio.

    Secondo alcuni dati forniteci dalla piattaforma Ingaze sui dipendenti nel retail, l’85% dei commenti che menzionano l’onboarding ha una connotazione negativa, con un rating medio tra 2,2 e 2,7 su 5.

    Questo significa che per molti lavoratori il primo impatto con l’azienda è confuso, stressante o poco supportato. E quando questo accade, gli effetti possono essere immediati!

  1. Qual è il costo di un onboarding inefficace?

Un onboarding debole nel retail non ha solo un impatto interno. Infatti influenza direttamente la customer experience, le performance di vendita, la retention dei dipendenti.

Secondo alcuni studi (Forma, 2025), sostituire un dipendente può costare dal 50% al 200% del suo salario annuale, considerando recruiting, formazione e perdita di produttività.

Nel retail questo significa che ogni nuovo assunto che lascia nei primi mesi rappresenta un costo reale per il business. E ovviamente anche la reputazione dello store può risentirne.

Una recensione negativa legata all’esperienza in negozio può generare una perdita stimata tra 150€ e 600€ di fatturato potenziale, a seconda dello scontrino medio e del numero di clienti che decidono di rivolgersi a un competitor.

 

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I primi 3 mesi fanno davvero la differenza

Molti brand retail sottovalutano una cosa fondamentale: i primi 90 giorni determinano la qualità dell’intera esperienza lavorativa.

Secondo il European Workforce Study 2025 di Great Place to Work, i fattori che influenzano maggiormente il coinvolgimento dei dipendenti sono:

  • > chiarezza sul ruolo
  • > supporto del manager
  • > accesso alle informazioni necessarie per lavorare bene

Quando queste condizioni mancano, i nuovi assunti si trovano in una posizione difficile: si sentono insicuri, fanno più errori e possono faticare a gestire le interazioni con i clienti, creando un effetto domino negli store.

 

onboarding nel retail

Come i brand stanno cambiando approccio all'onboarding: il ruolo della tecnologia

Negli ultimi anni molti brand retail hanno iniziato a rendersi conto che l’onboarding non può essere trattato come un momento isolato.
Il lavoro in negozio cambia continuamente: nuove collezioni, promozioni, procedure. Aspettarsi che una persona sia pronta dopo pochi giorni significa spesso metterla in difficoltà.

Per questo diverse aziende stanno ripensando l’onboarding come un percorso che accompagna i primi mesi di lavoro, non solo la prima settimana. Tale percorso può includere micro-contenuti formativi distribuiti nel tempo, aggiornamenti continui su prodotti e campagne, e momenti di supporto pensati per aiutare i nuovi assunti a sentirsi progressivamente più sicuri nel loro ruolo.

In questo contesto la tecnologia sta diventando un alleato importante. Introdurre piattaforme digitali di training permette ai team di accedere rapidamente alle informazioni di cui hanno bisogno: procedure operative, novità di prodotto, campagne promozionali o suggerimenti utili per l'upselling.

Soluzioni come MobieTrain, ad esempio, permettono ai team retail di accedere a contenuti di formazione e comunicazioni direttamente dal proprio smartphone, rendendo l’apprendimento più semplice e continuo.

L’obiettivo non è solo insegnare delle procedure: è aiutare le persone a sentirsi preparate prima possibile, così che possano concentrarsi su ciò che conta davvero, ossia la relazione con il cliente.

👉 Ogni giorno parliamo con manager e professionisti di come migliorare il lavoro dei team in prima linea nei negozi. Vuoi sapere le best practice che hanno funzionato con le altre aziende retail? Contattaci per una demo personalizzata!

 

Francesca Dellisanti

Country Director Italy @MobieTrain

Data di pubblicazione
marzo 11, 2026
Categorie
  • Employee Engagement
Tempo di lettura
6 Min
Nome dell'autore
Francesca Dellisanti
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